Possibile che ormai ogni singolo tema sia fuori argomento?
Qual è l'ultima volta che vi ricordate di aver letto sui giornali o di aver assistito in televisione ad una polemica che vertesse sui veri motivi che la sorreggevano o avrebbero dovuto farlo?
L'abitudine a non rispondere alle domande ci è antrata sotto pelle tanto che non ne siamo più consapevoli, non riusciamo più a distinguere la differenza?
Tutti, o moltissimi, sono indignati nei confronti della Guzzanti e per il suo intervento a piazza Navona. Per quel che mi riguarda mi lego volentieri alla schiera: si tratta di una ferita che lascerà cicatrici importanti. Si tratta di una delusione cocente, al termine di un piano inclinato di bilioso risentimento che ha trasformato ciò che la signorina Sabina Guzzanti rappresentava nel 2001 in una specie di Maga Magò antipatica, imbronciata ed urlacciona. Io resto convinto che non sia soltanto questo, ma ciò non distolga dalla gravità delle sue parole e del suo gesto.
E ok.
Ma quale, quale gravità? Perché questo mi sta a cuore. Qual è stato il peccato mortale di piazza Navona? Perché non lo sento dire a nessuno? Non è stata la volgarità, non è stata la critica ad un ministro, non è stato il moralismo nè l'accusa nei confronti di Berlusconi. Chi se ne frega dei toni accesi, dell'antipolitica, chi se ne frega del topos della demonizzazione sinistrorsa dell'avversario. Il problema è che ogni parola pronunciata dalla Guzzanti non era circostanziata, nè comprovata, nè falsificabile. Nessuno di coloro che ho potuto leggere o ascoltare sinora sull'argomento lo ha detto con chiarezza. Il meccanismo della falsità e della mezza verità, che con un'eco sufficiente si trasforma in assunto, ha fatto danni a sufficienza. Guzzanti ha parlato di cose che non sa, che non sappaimo noi, che nessuno dovrebbe sapere. Citando per altro una fonte fasulla, non perché non attendibile, ma perché fornitrice di informazioni parzialissime e non decisive. E di questo ne ho abbastanza. Ogni altra critica è un tema dallo svolgimento scorretto.
Rimanendo sveglio fino 'st'ora (che son poi le quasi due) per ascoltare una persona che stimo che mormora in una radio, mi viene da pensare "cacchio, le persone che stimi sono proprio una figata". Secondo me sono una cosa bella. Poi, elucubrando al brandy e brindisi a Brandeburgo riguardo all'annoso problema che più o meno suona come "malagentelastimiperchétisomiglianarcisistaoperchéhaqualcosachetimancautilitariamentestronzo?" ho pensato "minchia, quanto sei banale". Per ovviare alla mancanza ho pensato "minchia quanto sei banana". Mi son sentito subito meglio.
Stanotte sognerò Margaret Tatcher, e forse mi passerà la bronchite.
Primo: mondo, sappi che la professoressa di liceo che ha dimenticato la bimba in macchina e se l'è trovata morta sul sedile, non è una madre o una donna irresponsabile da deprecare fino al deliquio, ma una gran brava persona il cui cervello ha saltato un passaggio. E ne aveva ben motivo, visti i suoi guai recenti e non recenti, o anche solo visto quanto si sbatte per i gli studenti cui insegna. Come lo so? Beh, quel liceo grigio e giallo che tutti hanno visto nei tiggì è il mio liceo, e quella donna la conosco di vista, molto meglio molti suoi alunni. E proprio non si meritava anche questa. Sappilo mondo, io te l'ho detto, regolati e medita sul fatto che, se vuole e quando vuole, la tua mente ti pianta in asso peggio di un condizionatore sputtanato mentre sei in coda a fine Luglio al casello di Bologna. Quindi spendo per te il miglior consiglio che si possa dare a qualunque persona sulla faccia della Terra: tieni gli occhi aperti.
Secondo: finalmente cazzarola possiamo cantare in coro e salutare la modernità. E' l'ora del decisionismo. Il governo vira decisamente verso la modernizzazione del paese, verso nuovi orizzonti produttivi. Non siete entusiasti delle recenti aperture di Scajola sulla rotazione triennale e sull'aratro a versoio? Ci rimettiamo in media con i Franchi e gli Elvezi. Che tanto, lo dicono tutti: se scoppia una centrale in Francia noi ci rimettiamo la pelle lo stesso no? Vero? Quindi tanto vale farle anche noi. E pace se, non sapendo gestire le cartacce di mezz'Italia, ci troveremo di punto in bianco alle prese con stoccaggi di scorie nucleari. Vuoi non trovare un professionista serio qui da noi che non se le mangi, tipo? Figurati.
Terzo: miglioro sempre più a giocolare con quattro palline. Ciò dimostra una cosa: non è vero che la giocoleria aumenta la materia grigia.
Con buona pace di Raina Gestante, arrivederci al gabbiano.
Di cosa parlo, di cosa parlo, di cosa parlo?
Quando si vorrebbe discettare di troppi argomenti, forse meglio stare zitti.
Forse meglio tacere della disperante incomprensione che si ha nei confronti di un amico triste che non vuole uscire dalla sua condizione, che chiude fuori il mondo dalla sua vita per poi sentirne la mancanza, che allontana le persone perché si considera una bomba atomica ambulante e che ti fa incazzare come un cittadino milanese durante le Cinque Giornate. Anche perché poi del tuo amico frega a te, ma il resto del mondo è doverosamente altrove.
Zitto! non dire nulla del tuo scorno catastrofico, di come tu sia impaurito dalla prospettiva di assuefazione alla politica del tuo paese, di come tu sia quasi orgoglioso spettatore di un processo ormai giunto al capolinea, del compiersi della profezia di Achille Occhetto, che all'indomani della caduta del Muro voleva chiamare il nascente PDS "Comunità e Liberazione", perché sentiva una fratellanza con le radici del movimento Giussaniano. Oh, come aveva ragione.
Taci, brutto idiota, non dire la parola "odio" oppure finirai a parlare di Verona e del suo sindaco ben più che imbarazzante, e ti seppellirai da solo sotto macerie di idee e parole sulla natura umana, che non conosci nè potresti, agghindato come sei di lambiccata pigrizia e di vuota assenza di cicatrici realmente profonde.
Finirai per emettere banali sentenze, per calcare orme vecchie di secoli e per esibire un disgusto usato e liso per i violenti e gli idioti, per la malafede e per l'incomprensione, per l'afasia intellettuale di chi al diverso lo vuole mettere in culo per principio, rapace difensore dello status quo e della sacralità del proprio sudore interessato e non dichiarato nei sette e quaranta.
Quindi piegati alla tua finitezza, fa' il morto a galla dei tuoi limiti, magari leccati le ferite, come al solito solo superficiali, che hai addosso. Chissà com'è, sei sempre così contento e sereno, hai sempre una battuta per l'occasione, facesse anche ridere soltanto te.
Avevo in mente di scrivere qualcosa di amaro e pungente riguardo alle elezioni appena passate. Poi ho letto post molto migliori di quanto io possa produrre con i postumi del massacrante esame di Teoria ed analisi del linguaggio cinematografico. La Nouvelle vague può ridurre un'uomo al guscio di una chiocciola cavalcata da un ramarro. La scienza ed i dianetici si sbagliavano al riguardo. I capolavori di cui parlo sono qui e qui.
Leggeteli e vi sarete fatti un'idea di quanto la fine del peggio sia lontana.
Quindi vi dirò che, come accade abbastanza raramente, mi concentrerò su qualcosa di assolutamente mio personale, poiché da ciò ch'è pubblico sono mediamente nauseato, e farò un omaggio al mio gruppo, I Gruppospalla, che si sono sciolti da pochissimo per naturale decorso degli eventi e senza scossoni o litigi. Il gruppo è morto, viva il gruppo. Grazie a tutti.
Cos'hai pensato, Silvio, quando Ciarrapico ha detto all'Italia che "correrà con te, rimanendo fascista"? Forse alla fatica che hai fatto nel '94 a sdoganare l'M.S.I.? Forse ai cori del 2006, quando parte della folla ti gridava "DUCE DUCE" ammirandoti sul palco fianco a fianco con quella socialistona sovietizzante di Craxi Stefania? Oppure hai deciso che, vista la sua fedina penale, l'accusa di fascismo è acqua fresca per la reputazione di Ciarrapico, il tuo ultimo candidato annunciato per recuperare l'elettorato imprenditore, scoglionato dalla politica come qualunque altro settore sociale? Non so cos'hai pensato, Silvio, ma queste tre considerazioni a me sono venute in mente tutte insieme, come Qui, Quo e Qua, i tre porcellini, Maradona, Careca e Alemao, Dante, Petrarca e Boccaccio, Mussolini, Ciano e Starace. Un trittico di desolante baraccopoli culturale ed umana che riesce, forse, ad illudermi che il Berlusconismo, nonostante la sciatteria arraffona della sinistra italiana, sia davvero ed ancora il nemico da combattere. Sei così volenteroso, a volte, nel tentare di risolvere i miei dubbi.
Ripenso ai miei ormai quasi dodici anni da internauta. Pur avendone viste, lette, sentite, persino scritte, filmate e cantate un po' nella rete, questa roba qui sotto rimane e forse rimarrà sempre la cosa più bella in cui sono inciampato.
Grazie Pixel.
In un giorno di luce Osanna vide Mario e cantò ore ed ore verso il cielo. Un vento favonio e leprecauno, nell'alzarsi da dove era stato sbattuto, sbuffò trielina. Non visto. Marcello e Marianna ore ed ore verso il cielo.
Ugo, non mi chiami mai. Perché hai obliterato la passione per le fibre ottiche?
Ada, Eva, Lia, Ida ed Andromaca giocarono al gioco dell'intruso. Ore ed ore. Verso il cielo. Non senza conseguenze, che infatti faceva l'intruso, lui così genuino tra le intercapedini di un la e di un mezzo marinaio.
Plasmami Valsecchi, plasmami ad immagine e somiglianza dell'idea che hai di me, ma meno bello, più ridotto, non altrettanto ubiquo. Essere o non essere, Parmenideo nel tuo inglese witty, sei stolto e somaro, tu costruttore di somi, mai levato.
Renna si scoprì cornuta e pianse, poi pianse secco, quindi lagrimò amaro, ergo sentenziò per noia e simpatia, ore e ore verso il cielo.
Parli parli, ore e ore, ma ancora non me l'hai versato il cielo di cui vanti non petito. Non finisci mai quel che hai cominciato. Sono stufo della tua assurda inconcluden
Non inizierò il mio post con la parola Mastella.
E la prima missione è compiuta: adoro gli atti illocutori.
Ho vissuto con un misto di anèto e dragoncella questa crisi di governo, osservandola con fare solo esteriormente ed apparentemente distaccato. Preoccupato come ho mille volte dichiarato di essere per l'assenza di una sinistra laica, riformista, garantista, decisa e decisiva nel nostro bel paese, rosicchiato da un moderatismo servile ed un radicalismo opposizionista per vocazione, non potevo amare senza riserve il governo Prodi. Indecisioni, compromessi diniani, concessioni post-mobilitazione, tentativi abortiti, accordi e contentini alle opposizioni compiacenti, bagnaschizzazione, contradizioni in termini, squadra di governo pletorica, Ugo Intini. Come potevo amarli? Deluso e mazziato dalla nascita del Partito Democristiano (l'avevo detto o no?) mi struggevo, orfano di una politica che ormai credevo potesse coinvolgermi emotivamente solo all'occorrere dell'incazzatura personale, intellettuale, pragmatica, non certo partecipativa. E invece succede questo po po di cose nel giro di un amen: Ratzinger benedice un sacco di spazzatura a Spaccanapoli, vi appone il sacro crisma (oltre alla virtù cardinale della giustizia), esso partenogenera braccia e gambe, e da subito si sente offeso per la mancanza di solidarietà dimostrata dai propri alleati.
E il governo casca. Io prendo a volergli bene. Sarò scemo?
Forse. Ma forse no, ed è l'ipotesi peggiore per tutti.
Penso alla legge elettorale e quasi quasi piango. Penso a Mussi, Folena, Salvi e più che sperare sento il bisogno di contattare il Wwf. Penso ai conti che tornavano, alla paura che avrò domani al pensiero che la rivoluzione del predellino sarà ben presto togata ed investita, senza nemmeno troppo sforzo.
E d'un tratto vorrei essere Jack Burton o Keyser Soze.